
Statuetta di "San Severino"
Le Origini
La chiesa matrice di San Severino Abate a San Severo, menzionata per la prima volta nel 1059, è stata donata da due possidenti al monastero di Santa Maria di Tremiti. Situata sulla Via Francigena, ha dato origine al Castellum Sancti Severini, l’attuale San Severo, documentato nel 1116. La chiesa, preesistente all’abitato, ne rappresenta il cuore religioso e simbolico.
Originariamente costruita in pietra con tre navate, conserva resti della struttura primitiva nella facciata e dei pilastri interni, rivelati da scavi del 1989. La sua pianta è simile a quella della chiesa rurale di Santa Maria di Devia. Un capitello massiccio, ora base del fonte battesimale, è probabilmente un elemento originale. Sul lato sinistro vi era il camposanto parrocchiale, mentre il campanile, costruito con pietre squadrate, risale al XII secolo.
Gli ampliamenti
Primo ampliamento (entro il 1224)
Nel maggio 1224, la chiesa di San Severino fu riconsacrata dal vescovo Risando di Molfetta, come attestato sull’architrave del portale maggiore. L’ampliamento, motivato dall’aumento della popolazione e dalla nascita di altre parrocchie, eliminò la divisione in tre navate per creare un’aula liturgica più spaziosa e ariosa. La ristrutturazione fu talmente radicale da richiedere una nuova consacrazione.
Secondo ampliamento (1296 circa)
Nel 1296, Carlo II d’Angiò autorizzò l’uso dei materiali del palazzo Bellumvidere, costruito da Federico II e ormai in rovina, per ampliare la chiesa. Il tempio fu trasformato in un edificio a croce latina, aggiungendo transetto e abside. Tuttavia, il braccio sinistro del transetto risultò irregolare per la presenza di preesistenze architettoniche, mentre il braccio destro inglobò parte del campanile. L’abside fu costruita inclinata verso destra, simboleggiando il capo reclinato di Cristo.
Elementi decorativi significativi, come una bifora in breccia corallina e un raffinato archivolto, furono riutilizzati per arricchire il campanile e la nuova facciata del transetto, attribuibili al protomagister Bartolomeo. Il rosone a sei raggi e i leoni che sorreggono l’archivolto, di fattura più semplice, sostituirono probabilmente le aquile imperiali originarie. Internamente, un grande arco a sesto acuto fu costruito per collegare la navata al transetto, utilizzando una mensola federiciana.

Il rosone indica la ciclicità della fortuna umana e il rapporto tra il tempo degli uomini e quello incommensurabile di Dio.

Basso Rilievo di "San Severino"
Tra Quattro e Cinquecento
Ruolo religioso e simbolico
Il clero di San Severino, guidato da un arciprete, dominò la vita religiosa di San Severo per secoli. Nel 1528, al santo patrono fu attribuita la salvezza della città, minacciata dall’esercito imperiale. L’apparizione del santo a cavallo sulle mura cittadine gli valse il titolo di Defensor Patriae e ne rafforzò il culto. La chiesa matrice ricevette un voto annuale di cera, inizialmente di 300 libbre, poi ridotte a 100. In questo periodo fu realizzato il busto ligneo indorato del santo, contenente una reliquia e attribuibile a una scuola veneta, e la pala della Madonna di Costantinopoli, donata da Venezia nel 1540.
Donazioni e strutture
Nel 1580, Severino de Letteriis donò una pila lapidea per l’acqua santa, collocata vicino all’ingresso principale della chiesa. Tuttavia, la confusione con il fonte battesimale ha portato a notizie errate su questa donazione, che riguardò tutte le parrocchie cittadine e non solo quella di San Severino.
Declino della primazia
Fino al 1580, il capitolo severiniano mantenne una posizione dominante. In quell’anno, con il trasferimento della sede della diocesi di Civitate a San Severo, fu indetto un concorso per designare la nuova cattedrale. La chiesa di San Severino vantava numerosi meriti: il santo patrono protettore della città, una consacrazione storica (1224), la solidità della struttura in pietra, il campanile imponente, la posizione centrale e le cospicue rendite. Tuttavia, fu scelta la chiesa di Santa Maria, ufficialmente per la superiorità economica, ma probabilmente anche per punire il clero severiniano per comportamenti poco ortodossi durante il Grande Scisma.